Oltre
Le microscopiche figure di un’arte
modesta. Il cielo
seduto seduto davanti al celeste azzurro degli occhi.
La persa figura di un'ora scontata in un mare
di pace. Parole
buttate giù disordinate ma cantano le stagioni dentro l'anno. E gli anni nel nostro
secolo. E passato
lì di fronte al cielo uno smeriglio commovente
d’intensa luminosità, granuli di miele dorato e
dorante l'innocenza di lasciar passare senza rimorso le ore scandite
dalla stanchezza. Dalla
prepotente pigrizia interiore. Prepotente
e dilagante mentre e la mente a cedere. A cedere a cedere cedendo ogni
profumo di convinta determinazione.
Il grigio calpesta slavati colori, le cortecce di
pini artigliosi e spinosi. Terra
ricca d’acque piovane riemerse dalle vermiglie viscere ai
piedi delle rocce sudate bronzee al sole impietrito nel bianco
sconforto di un impallidito cielo autunnale.
Scagiona tersi odori, aurore primordiali,
libri e libri mai letti, auguri da sprecare, da salvare per il
ritornante verde smeraldo dell'onda al raggio di luce.
Cosi i corridori su per le strade sotto
al diluvio, sull’asfalto bagnato e nel bruciore metallico del
respiro e le mille disincantevoli grida di una mente che si spreme - che si vuole sgusciare. Ad ogni passo si
infrangono mille miglia. Un'infinita
di cose casca giù la voce di chi teme e si
trattiene. Ora, apritesi le porte e la leggera temperatura
invade la nuova ora.
poesia
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