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Luca,

 

È l’ora del sole colante rigido, come quando abbaglia di una luce candida la mia visione.  Non ho occhiali da sole e mi proteggo dalla sua prepotenza voltandogli le spalle.  Ancora batte forte e caldo a questa latitudine e re di questi mesi preautunnalli.

 

È l’ora che mi riposo di una giornata nervosa e magra.  Ossuta, non son riuscito a palparle le cosce; secca, non ho potuto assaporare il suo aroma frizzante e denso, quello che mi descrivesti tu in quel pomeriggio che trascorremmo a girare la regione in una macchina e ci fermammo in cima ad una collina a contemplare il panorama e la natura in estasi.   La vecchia Seat sgangherata era lì alle nostre spalle abbandonata nel campo e noi sdraiati come due bagnanti sull’erba alta fra fiori pallidi ed un’aria leggera finalmente.

 

Ora è calata anche la voce della città, la voce della strada.  Per incanto non è più un brusio costante e cacofonico ma una voce distinta; quella di una ragazza che chiama il suo amico.  Adesso un’auto che riparte.  Il tintinnio di una catenina che una bella fanciulla porta alla caviglia.

 

E qua vicino fa la sua toiletta qualche ultimo raggio che trafigge gli zampilli d’acqua della fontana; essa non si lamenta ma borbotta compiaciuta di ritrovarsi un attimo sola.  Non più ora visto che penso a lei e le rivolgo la mia attenzione.

 

Non e più l’ora di un buongiorno ma e il momento degli addii.  Sai come penso di ritrovare ogni cosa intatta.  Mai son riuscito a cambiare qualcosa e sai con quale difficoltà cerco a poco a poco di migliorare me stesso.  Tutte le volte che mi introspetto mi perdo dentro me stesso come se troppo avessi da dare e nessuna voce e più grossa dell’altra.  Immagina cambiare altri, altro.  Qualcosa che ti gravita intorno forse, attratta da me potrebbe subire il mio sole più che cambiare ed accettare le mie opinioni. 

E purtroppo no, intatta non è la figura di una vita alla quale aspiravo; la lontananza da ogni realtà lievita lo stato d’animo verso la scoperta del suo stesso stato.  E vedi come mi occupo di me...

 

A questo punto, un assembramento di persone discute la mia solitudine.  Di questi, due mi lanciano occhiate mentre gli altri sogghignano.  Mi sento osservato e ho perso il mio agio.  Ho perso dentro a me stesso mille promesse che m’ero fatto, le decisioni il balia alle quali ogni desiderio naviga in burrasca.

 

Austin, Settembre 1996

 

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