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Non
è possibile che la luna sia bianca Anche al sovvenire della mia ineffabile stanchezza
diurna Un viaggio vale l’altro e il ritorno alla propria
casa diviene quella triste rievocazione di momenti vissuti
Il buongiorno la mattina al risveglio, lì a colazione in famiglia ancor
un poco addormentati dalle ansie che ci prendono ripetutamente senza mai
lasciarci stare – così almeno per me! Ed
aprendo la porta della mia stanza sgombra non ho sentito proprio niente, come la
neve che dall’altro lato del frigido vetro cade silenziosa.
Non mi e parso di aver lasciato la città, talmente normale questo
viaggio dal poco coinvolgente risveglio. Non
vedo il sorriso di nessuno aspettare me, e sento di non soddisfarmi del silenzio
di una donna, delle occhiate di una donna, della noia di una donna,
dell’indifferenza di chi ho pur un tempo amato.
Ho bisogno di un diavolo di pelle vera, con corna lunghe ed il fuoco
sulla punta della lingua: e voglio credere vera ogni sua bugia, respirando quel
suo femminile profumo della certezza, la sicurezza di poter trascinare tutto il
peso della mia esistenza. Voglio
uno spigolo nei fianchi, un chiodo sotto ai denti, il fuoco ai piedi nudi, le
cicatrici di una sofferenza incolmabile che mi è a bruciapelo del corpo intero.
Qui adesso giace un corpo stanco, ma la mente non vede fine al desiderio
di galleggiare sulla pancia di una futura sposa per i suoi meravigliosi occhi
celesti. Una donna provocante potrà
resuscitare la melanconica distrazione, come gia la vita quotidiana soffoca il
rivoltoso bisogno di creare magia e affrontare avventure. All’avventura del mio passato tace la mia giovinezza in
rovina e sento di mancare. Come
stanco non reagisco e rimescolando problemi rinvio a domani. Devo assicurarmi che mai un problema stroncherà la volontà
di raggiungere cime preziose agli ideali di un uomo sano.
Non aver paura del dovere né della precauzione sperduta, esser fessi non
è poi cosi male. Ci vorrebbe quel
nostro animale, alla stella di mezzanotte e un cuore di mozzarella acquoso ancor
e viscido per lavarsi le mani come di un maestoso passaggio aldilà della
fiducia, oltre la coscienza che vige sui prati ed i verdi paschi sotto di
pomeriggio azzurro e pesante. Non
parlare, per star a sentir il vento e come dice di poter portarsi via la nostra
voglia di far festa, e la paura di restarne senza, abbandonati alla pigrizia del
solitario animo nostro. Infondo,
siamo sempre reduci di noi stessi, malati di chi sognamo e vicino mai abbiamo, e
poi basta sempre un secondo per scoccare le dita e rientrare, riassaggiare
quella normalità che uccide le fantasie poco prima suscitate! Non riuscire a decidere è sempre il male maggiore, e come uomo è uomo è necessario a volte trattenere per qualche istante il peso delle decisioni, soffrire e possibilmente sopportare, per quel minimo che ci rende degni, un compito difficile e spegnente quei vigori che a prima vista inaugurano la felicità. È ora di riposare e tenere fuori le troppe riflessioni, non ho la serenità per sentirmi al pieno delle mie forze e per la prima volta da queste parti dubito di me e perdo fiducia di quanto posso offrire al mondo. |