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Il Deserto
Ho sentito un grande caldo
sovvenire ed inviluppare tutto ad un tratto i sentimenti. È chiaramente una
sensazione diversa e primitiva, quasi solamente di ansia ancora nascente. Sentir
il cuore palpitare dona una bricciola di fortuna; è nel sentire battere e
vivere il corpo, riempire i polmoni e sentirsi la pelle unta dal sudore per
qualche apparita meraviglia. Sono cresciuto in tre mesi come non feci in tre
anni: la solitudine a volte può fare miracoli e la sconfinatezza del deserto
racconta storie proprie, il cuore trova la forza di esprimersi e vengono a galla
commenti, mormorii e sussuri a cui una vita assediata e ben occupata non sa
prestare orecchio.
Ora invece sì, portebbe pure aprirsi di più e spalancandosi semplicemente
lasciare scorrere la sua voce, un diluvio fluente da riversare nella sabbia
spazzata sulle colline rocciose. Con ogni respiro vedere il granello di sabbia
trasformarsi in goccia, il sangue imbrunirsi col blando animarsi del cuore. Per
nessuno, fuorchè il coraggio, la voglia di continuare sulla medesima
beneaugurante strada, il desiderio di scoprire amore e vendicare con generosità
ogni perversa paura rimasta. Ecco un filo di speranza azzura e lucente, come un
raggio di luce che trasparente si riverbera e cancella l’ombrosa e oscura
apprensione che gravita quando le piccole preoccupazioni, malanni, ed affanni
che avvolgono il cuore in una morsa, striminziscono il tempo, soffocano il
respiro dei buoni pensieri.
El Rancho, 9/3/01
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