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Da troppo non riposavo come questa mattina

 

Da troppo non riposavo come questa mattina

Ma poi nel pomeriggio mi sono smorzato rimanendo come una lucertola sotto all’ultimo raggio di sole

Sono sfinito dal passar dei giorni

Dall’avanzare di nuove stagioni

Colori sfusi ed arie volgarizzate dal peccato che mi strofino appresso

E l’odore della cieca leggerezza che ci tiene sospesi in un mondo nostro

E di nessuno,

Con me sì e legata la lingua al palato, il sale non si è sciolto

Ed un disperante tono di voce oramai tace

Un suono vuoto e viscido che oramai gia sopporto

Ma sento che è giunta l'ora di andare più

avanti e non voltarmi indietro

Come avrei dovuto mantenere il sonno e rimettere a domani questo spegnente bisogno

Ma ho trovato chi mi incoraggia su questo cammino un poco spensierato al qual non ero aiutato

Ed ho visto facce nuove, occhi celesti, e le lunghe chiome bionde brillare

Infine mi sono spento impalandomi come una scultura nel bronzo

E reclamando attenzione ho maledetto tutti, e per primo me

Ed una buona tregua potrebbe levarmi lo singhiozzo, e quella sgraziata piega

Sul mio volto la sento grinzante,

Non sono il salvatore di chi si è perduto in se stesso ma di chi si perde per me

Per ultimo di me stesso

Son troppo bisognoso del nuovo malore redivivo.

 

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