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Sei Ben Tu Felice

Il cielo si è trovato ancora di fronte lo specchio che ammiravo la notte prima. I lumi accesi nella sera gli donavano una leggertà lucida e delicata come il papavero rosso del primo amore sofferto. Quello che strappa via ogni lacrima e priva la giornata più lunga di un momento di riposo, di fiato, della distrazione che distoglie la mente da labirinti di pensieri incessanti, suscitati l'uno dall'altro.
Le voci si disperdono disordinando il suono della fontana che a tratti soffiata dal vento zampilla in un fiore illuminato e vivo. Le voci di gente che divide da se stessa qualche parola ed un pensiero. Le stelle sono cieche ma ballano delicatamente sulla luna e dietro ai lampi; questo presagio sconforta la calma di una domenica pigra e anticipa il collasso del sogno al quale la realtà si sentiva ben legata già. La notte adesso è a ridosso della città divisa nei suoi quartieri, da strada a strada, a casa a casa. Come un ragno nero con zampe artigliose e pelose per abbracciare con sicurezza la preda. Rimane stagnante .....lentamente più pesantemente l'esalazione della paura di mancare alla promessa imposta a se stesso.
Non basterà l'amore del sole all'indomani ed il flusso scivoloso del fiume fresco di montagne pristine solcate dal dolce letto! Ed il canto del merlo mentre sorseggia il succo di uno squisito frutto, rimane echeggiante sull'orlo dell'abisso.

Cadono le foglie dell'autunno nel cielo di San Lorenzo e s'alza l'odore dell'acre terreno, il ricco colore tenebroso, la sotterranea gloria di un riposo che ci farà da giaciglio segreto. Il legno duro e la corteccia rude di una quercia tanto fanciulla eretta lontana dal giardino dove le acque dei cieli giungono di nascosto.

L'abbaglio ed il senso di amare senza conoscere, un viandante senza fede cieco nell'amore per se stesso. Apri gli occhi alla luce di una nuova stagione ed una collana di fiori pallidi profumando donerà pace e piacere. E poi piange chi dinanzi al piacere sorride di compiacersi, piange chi sa di poter amare chiunque per una notte. Calandosi in un pozzo artesiano estinto al sole a zenit, le umide mura ne saranno la cura ed un cuore secco leverà per se stesso il fango.

Così è passata l'ora dell'universo azzittito e la canzone della bambina di mattina. Un massacro scolpisce il sangue che coagula nel cielo rosso la tenebrosa fine di una giornata sfavillante al colore delle nuvole strisciate nere davanti al sole stanco. Un latte di pesca apre lo spazio di una speranza soppressa dai colori catturati dalla sera nera con la su avvolgente oscuratezza, il buio pietra duro e allo stesso tempo pannoso e soffice se la luna trova la forza di rispecchiarsi, ed il tempo rimane clemente; magari solamente una tenue brezza e nuvole a pecorella lattee e candide, leggere.

 

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