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Sei Ben Tu Felice Il cielo si è trovato ancora di fronte lo specchio che ammiravo la notte
prima. I lumi accesi nella sera gli donavano una leggertà lucida e delicata come
il papavero rosso del primo amore sofferto. Quello che strappa via ogni lacrima
e priva la giornata più lunga di un momento di riposo, di fiato, della
distrazione che distoglie la mente da labirinti di pensieri incessanti,
suscitati l'uno dall'altro. Cadono le foglie dell'autunno nel cielo di San Lorenzo e s'alza l'odore dell'acre terreno, il ricco colore tenebroso, la sotterranea gloria di un riposo che ci farà da giaciglio segreto. Il legno duro e la corteccia rude di una quercia tanto fanciulla eretta lontana dal giardino dove le acque dei cieli giungono di nascosto. L'abbaglio ed il senso di amare senza conoscere, un viandante senza fede cieco nell'amore per se stesso. Apri gli occhi alla luce di una nuova stagione ed una collana di fiori pallidi profumando donerà pace e piacere. E poi piange chi dinanzi al piacere sorride di compiacersi, piange chi sa di poter amare chiunque per una notte. Calandosi in un pozzo artesiano estinto al sole a zenit, le umide mura ne saranno la cura ed un cuore secco leverà per se stesso il fango. Così è passata l'ora dell'universo azzittito e la canzone della bambina di mattina. Un massacro scolpisce il sangue che coagula nel cielo rosso la tenebrosa fine di una giornata sfavillante al colore delle nuvole strisciate nere davanti al sole stanco. Un latte di pesca apre lo spazio di una speranza soppressa dai colori catturati dalla sera nera con la su avvolgente oscuratezza, il buio pietra duro e allo stesso tempo pannoso e soffice se la luna trova la forza di rispecchiarsi, ed il tempo rimane clemente; magari solamente una tenue brezza e nuvole a pecorella lattee e candide, leggere.
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