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Felicemente Pergolato Un orizzonte mai seminato col nero sul grigio, le strade ed una faticosa afa riverberante bandivano sul leggero pomeriggio in fin di forze. Ancor riverberante e luccicante e brillante, come riverberante i metallici ornamenti slittanti, i vetri rispecchianti, e l'aprirsi o chiudersi di porte e vetrate finestre a tagliare in due e due il grigiore del cielo diroccatosi sul cemento e nel catrame. Scalcinate le mura ondeggiate che paiono al lastrico e di lontane usanze, ma erette rimangono circondando lunghi sentieri, e mille teste camuffate aldilą della luce. Non giunge il tiepido contatto del caro abbraccio per un festeggiamento del normale sovvenire di un importante bisogno. Non giunge il tiepido colore che pur altrove colmando sotto ai raggi del sole regalava a noi buoni sapori e spensieratezze leggere e soavi. La poesia mentre vanno congiungendosi gli indefinibili affanni non fa che cadere, e per qual motivo dovrebbe il risveglio della primavera con il verde delle prime erbe sostenerla? Un baccano, la tranquillitą di una volta spezzando veniva incontro a mille aurore, il cupore immortale e sconfinato sfacciato anneriva come con carbone le mura delle case, i marciapiedi, le insegne, le aiuole superstiti, i nuvoli passeggeri e su nel cielo alti quasi fino ai primi raggi del sol. Sempre inerti e fermi noi infine, con l'inerzia il male rosicante per il moto di un inefficace viaggio con meta malediciamo pure senza peccare. |
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