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010

 

Ohhh...

come il mio vivere tralasciato e navigato mi addolora, mentre ride il mio amore abbandonato ad un’altro in una stagione fra inverno e primavera

 

Mi confondo e ripercuoto dubbi assalenti abbrancati in schiere di sciacalli africani

sento la mia pelle sbranarsi e tessuti lacerarsi, solamente una nuova altra ferita

sanguinea ma mai fatale al punto che permane la ormai prolungata insania

 

Questo il supremo di ogni incubo travisante in colori profondi e vivaci, animati

dal soffio del vento stanco nell’afa di una metropoli estiva e pannosa in bocca

 

Oramai I gigli aggrediti dagli artigli di una stagione tarda e testarda si slavano disluminati e tristi, l’acqua salata dalle mie lacrime non basta al fiorire delicato

non suscita nemmeno la speranza per qualche preoccupata compassione adesso nel giorno in cui una nuvola di stanchezza e pigrizia fermenta furente ovunque

 

Nel cuore una pozione di coraggio ruggisce contro mature incertezze e paure vicine, come un martello picchiato per sottrarre la felice pace ed assordare male

 

Il male nel mio corpo vacillante in brividi frustati e frustranti di qua e da la nella

notte nera, quando lo spirito si assopisce prima in sogni poi nelle ossa, nel midollo un male rapito agli elevati cieli col respiro, e cresciuto coi sospiri di gelose scontentezze che condiscono il  gia piccante fuoco tenebrante dentro occhi malati e sofferti, oltre agli anni sperduti dentro e fuori della comprensione

 

Un prato verde e verde combatte all’orizzonte con un cielo celeste e bianco

ed una casetta gialla dai coppi rossi spunta fra alberi germoglianti, sento grida

 

un cane abbaia

la rugiada nell’erba a mattina

un bambino con in braccio un gatto nero

una vecchia Mercedes gialla bucata dalla ruggine

l’odore del muschio dal bosco

il fieno secco infondo al sentiero di campagna

il ronzare dei tafani

una voce talmente familiare

il profumo del rosaio rosso davanti a casa

una finestra dentro della quale e cambiato così poco

ed un tramonto che illumina quella stanza

  morta

 

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