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Ci
Siamo Bambini Bambini
Bambini violenti
e violenti e cretini
come sono io ora adesso nella luce del Signore Violenza
fratricida
Vivida di immagini ruvide sperperate e
il tuono nella notte
di ansie ansiose insieme ancora spella
la pelle di ogni vita
Estinta da
fiumi di fuoco avido, eh
sornione gira il
motore di una coscienza
Che uccide e
scongiura con la stesura di una amante
la morale che
credevo mia. Le
strisce variopinte Un
fiore, un'onda un'ombra
di donna una
goccia di oceani sconfinati ed
il briciolo di una focaccia salata per
lasciarsi andare la serata
e dormire Un
affronto che affondo e
muoio dalla gioia al verde e viola,
alla corrente accorrente sul fior della quale sospinta
si innalza una bandiera
di pace La
Sera Un
coro di voci giovini sedute
sui gradini della notte,
nelle
tenebre cariche d'aria. Un'unica voce
sfiatata e stentante adesso
ricolma e riempie il cielo di luce soffice Una
Sera Un
barbone cinico domanda al cielo di
piangere, implorando il
cosmo di esser per una notte in
sintonia con la tragedia. Per
timore di
non esser avanti più forte l'indomani... Adesso
pioviggina appena nella
notte oscura
della sera Quiete
Strada Questa
strada ci divide E
una strada amara che striscia le
nostre rughe davanti
ad un piatto di penne pomodorate La
calpesto e l'attraverso piangendo
il deserto e
la siccità desolata fra noi al
cielo in farfalla su due corpi a
sudare ghiaccianti
ciascun l'altro Un
ahahh incantevole a riposo il corpo roseo di bontà un
vento non chiude bocca, non sta zitto! e
sbatte le porte e finestre col
canto del merlo presso, non se stesso un
vortice di colori di piena estate un’ancora
alle sabbie fini dei Caraibi una
melodia creola e selvaggia contagia le indie la
Polinesia, nuove isole disparate e disparse dai monsoni in
mille acquazzoni ove compare sempre alla fine un sole lucente nel
profumo di mille corpi sinceri Il
mio elefante bianco, il cimitero della natura ed
un barrito saluta la mia venuta a
quel passo di sandalo leggero un’essenza
di miele o di fiori al miele è
rosso, è blu, è porpora, è verde e turchino, e brilla al
sorriso di una fanciulla che non sa ma
io l'aspetto e tuttora l'invidio per le sue canzoni ballate coi fianchi in
punta di piedi tintinnanti di conchiglie argentate Rosso
in faccia, nero nel cuore e nel sangue ho
spremuto le gocce di questo succo,
l’inchiostro oscuro svuotato
dalle vene infiammate, e purifico le colpe! alle
quali rivolterò per sempre le spalle con
le quali non m'immischierò più splendendo fiducioso un volto raggiante
ogni pace rapita, il nero e il rosso ed
una goccia appena salata e trasparente del profondo Oceano Indiano che
mi son bevuto |
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